Libia, lungo le piste dei Tuareg

Tra classicità romane e tradizioni africane. Un Paese dal fascino unico

Abbiamo fatto un viaggio che si snoda per una parte lungo la costa mediterranea con la visita delle città punico-romane della Tripolitania, attraverso i luoghi della Libia classica, l’altra parte è un tuffo nel cuore del Fezzan, il Sahara libico. 


Dai laghi incastonati fra le dune dell’erg di Ubari al wadi Mathendush, vero museo di arte rupestre all’aperto, dall’ambiente maestoso dell’Acacus alle splendide pitture preistoriche nascoste fra le sue rocce. Siamo arrivati a Tripoli. Nella Medina le donne fanno acquisti e gli uomini, dopo una giornata di lavoro, si ritrovano nei bar. La mattina seguente partiamo per Sabrata, prima insediamento commerciale fenicio, parte dell’impero di Cartagine, e poi città romana nel 46 a.C. Fu il luogo di arrivo delle carovane provenienti dall’Africa nera, che cercavano contatti con i mercanti navigatori, ansiosi di mettere le mani sulle ricchezze provenienti da terre che nessuno aveva mai visto. Nel pomeriggio rientriamo a Tripoli e ci imbarchiamo su un volo diretto a Sebha. Da lì proseguiamo verso sud via terra, fino a Germa.


Poco a nord della valle dell’Ajal ci troviamo di fronte a un muro di sabbia color ocra. Entriamo nell’erg di Ubari attraverso un mare di dune, con i loro corridoi e creste affilate. All'improvviso una serie di laghi salati circondati da vegetazione e palmeti, una volta abitati dai Dauada, che per secoli vissero nutrendosi di datteri e di piccoli crostacei. Ci fermiamo ad ammirare Mandara, Umm-el-maa (la madre delle acque) e Gabr’aun, dove si vedono ancora le rovine del villaggio abbandonato. E’ il lago più grande, bordato da giunchi e palme, con una grande duna alle sue spalle. L’indomani ci siamo addentrati a piedi nel wadi Mathendush per ammirare alcuni tra i più prestigiosi bassorilievi rupestri dell’epoca dei cacciatori: felini, giraffe, elefanti di grandi dimensioni, coccodrilli, ippopotami e scene di caccia. 


L’imbrunire si avvicina e giunge il momento della prima notte in tenda nel deserto. Non può mancare il rituale emozionante del tè, consumato seduti sulle stuoie intorno al fuoco con il suono dei tamburi delle guide Tuareg. L’indomani mattina alle dune di Uan Kaza si viaggia tra corridoi sabbiosi, fondi di antichi bacini lacustri, creste affilate. Ma il vero spettacolo arriva il giorno seguente, quando entriamo nel Tadrart Acacus, dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. E’ l’ultimo dei tassili che, dal massiccio dell’Hoggar, si perdono nelle sabbie dell’edeyn di Murzuq. Si attraversa un meraviglioso paesaggio di rocce sedimentarie intersecate da profondi widian (fiumi), letti disseccati di antiche vie d’acqua, piccole dune caotiche intrecciate, rada vegetazione, brevi pianure nerastre, pareti rocciose erose nelle forme più bizzarre, archi pietrificati. Questo è l’ambiente di impareggiabile bellezza offerto dall’Acacus.  


Il ritorno verso nord, il giorno seguente, è veloce. Si arriva a Tripoli in tarda serata, giusto in tempo per coricarsi in un comodo letto d’albergo. La giornata seguente è dedicata alla visita di Leptis Magna, un vero gioiello architettonico a circa cento chilometri da Tripoli in direzione est. A sud-est si trovano i grandiosi resti del complesso anfiteatro-circo, uno dei più significativi di tutto il mondo romano. Questo straordinario viaggio volge a termine, il giorno seguente ci imbarchiamo su un volo diretto in Italia, con già la nostalgia del deserto nel cuore.

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